Il Natale nella Storia

Il nostro territorio, segnato da una storia millenaria, è stato attraversato nel corso dei secoli da popoli, tradizioni e culture differenti, ognuna delle quali ha lasciato un’impronta profonda nei riti e nelle celebrazioni dell’anno. Molte delle festività che oggi definiamo “pagane” affondano le loro radici proprio in questo periodo, precedente all’arrivo e alla diffusione del cristianesimo. Prima di analizzare come queste ricorrenze siano state rielaborate nel tempo, è utile soffermarsi su ciò che accadeva in questi giorni dell’anno nel mondo romano e nelle civiltà che lo precedettero.

 

I Consualia: Sono una delle tante feste del vasto panorama di festività romane in onore di Conso, conosciuto anche come Nettuno Equestre, il dio della fertilità, degli equini e dei granai. Queste feste si tenevano il 21 agosto, durante il raccolto, e il 15 dicembre. I riti si svolgevano davanti a un altare sotterraneo nel Circo Massimo, che veniva portato in superficie per l'occasione. Durante queste celebrazioni, si organizzavano corse di muli mentre cavalli e asini venivano adornati con ghirlande e lasciati a riposare. Secondo la tradizione di Tito Livio, proprio questo evento fu la scusa per programmare il famoso ratto delle Sabine. Infatti, il fondatore Romolo pianificò il tutto per far accorrere a Roma tutti i popoli circostanti, e il fine ultimo del rapimento era l’avvio di una fusione tra il popolo romano e quello sabino. Di fronte ad un primo rifiuto dei Sabini, il fondatore decise di nascondere il proprio risentimento e organizzare dei giochi solenni, in cui invitare queste popolazioni circostanti, tra cui proprio i Sabini, e compiere il ratto mentre si svolgevano gli spettacoli. Tito Livio in Ab Urbe Condita descrive l’accaduto così: "Predispose ad arte solenni giochi in onore di Nettuno Equestre, giochi cui diede nome di Consualia. Accorse un gran numero di persone, anche per la curiosità di vedere la nuova città, e particolarmente i più vicini: i Ceninesi, i Crustumini, gli Antemnati. E venne anche, praticamente al completo, con mogli e figli, la popolazione dei Sabini."

 

I Saturnalia: In epoca imperiale si svolgevano dal 17 al 23 dicembre, periodo fissato probabilmente da Domiziano. Durante questi festeggiamenti, l'ordine sociale veniva sovvertito: in un mondo alla rovescia, gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente liberi e comportarsi di conseguenza. Veniva eletto tramite estrazione a sorte un princeps, una sorta di caricatura della classe nobile a cui veniva assegnato ogni potere. In questo mondo capovolto, gli schiavi non solo potevano considerarsi temporaneamente uomini liberi, ma erano anche incoraggiati a comportarsi come tali. Questo significava che potevano parlare e agire senza paura di ripercussioni, godendo di un'insolita libertà. Uno degli aspetti più caratteristici di queste celebrazioni era l'elezione di un princeps, scelto tramite sorteggio. Questo princeps era una sorta di parodia della classe nobile, una figura comica a cui venivano conferiti tutti i poteri. La sua elezione rappresentava una caricatura della gerarchia sociale esistente, mettendo in risalto l'assurdità e l'arbitrarietà dei privilegi nobiliari. Durante il suo breve mandato, il princeps poteva emanare decreti e dare ordini, il tutto in un clima di festa e dissolutezza. Questo rovesciamento temporaneo dell'ordine stabilito permetteva ai partecipanti di sperimentare una realtà alternativa, una sorta di valvola di sfogo che sovvertiva le rigide strutture della società.

In epoca romana si credeva che certe divinità fossero connesse alla terra e dovessero essere propiziate con offerte durante il periodo invernale. Questa stagione era infatti caratterizzata da una terra che riposava, resa incolta dalle severe condizioni atmosferiche. Gli antichi romani ritenevano necessario placare queste entità con doni e festività in loro onore, inducendole così a ritornare nel loro ambito. In cambio, si riteneva che le divinità favorissero la fertilità e la prosperità generale dei campi. Questo periodo festivo assomigliava a una lunga celebrazione collettiva, con la partecipazione di tutta la comunità in un clima di festa e rispetto. Le festività non erano solo un atto di devozione, ma anche un modo per creare un legame tra il mondo terreno e quello divino. La comunità si univa in questo rituale collettivo, condividendo il timore e il rispetto per queste forze sovrannaturali, e sperimentando un senso di coesione e appartenenza.

 

Sol Invictus: Sebbene proveniente da una tradizione antica e molto intricata del mondo romano, questo culto, che nasce in Siria, ben presto arriva anche a Roma. Abbiamo già monete e indizi risalenti all’epoca di Eliogabalo, che ritraggono questo culto, il quale prenderà piede e salirà alla ribalta dopo l’uccisione del princeps Eliogabalo, che tentò l’imposizione e l'adorazione di questo culto in tutto l’Impero. Questa tradizione era già presente però nella provincia romana di Siria, ad Emesa, dove Eliogabalo era sacerdote. Proprio in questo culto si giustifica il soprannome di questo imperatore, il cui nome vero era Vario Avito Bassiano, ma il nome con cui è passato alla storia sembra avere come radice proprio il culto del dio sole siriano, El-Gabal.

Eliogabalo, salito al potere dopo la parentesi di Macrino, arrivò a portare a Roma il suo simulacro, ovvero una pietra nera di forma conica, e a far costruire un tempio sul Palatino. Alla sua morte, nel 222 d.C., avvenuta da parte dei pretoriani, il culto continuò in forma ridotta, soprattutto nella provincia di Siria. L’ufficializzazione di questo culto la abbiamo solo nel principato di Aureliano, che nel 274 d.C. trasferì a Roma dei sacerdoti del culto solare di Emesa, ufficializzandoli con il nome di pontefices solis invicti.

Dopo aver abbracciato la fede cristiana, nel IV secolo la celebrazione della natività di Gesù iniziò a essere festeggiata in alcune comunità cristiane. Questo decreto fece coincidere la celebrazione cristiana con la festività pagana della nascita di Sol Invictus, una festa divenuta molto popolare tra i romani. L'evento, denominato Natalis Invicti, segnò una svolta significativa nella storia delle festività religiose, trasformando una celebrazione pagana in una delle più importanti festività cristiane. Verso la metà del IV secolo, papa Giulio I intervenne ulteriormente per consolidare questa tradizione, ufficializzando la data del Natale, stabilendo il 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù. La scelta del 25 dicembre non fu casuale, ma strategica, poiché coincideva con il solstizio d'inverno e con le celebrazioni del Sol Invictus, facilitando così la transizione dei fedeli pagani al cristianesimo.

Con l’avvento del cristianesimo e la sua rapida ma non semplice diffusione, queste festività sono andate man mano scemando, ma non del tutto scomparse. Anche in età medievale, moderna e nella nostra epoca, alcune tradizioni di origine greco-romana sono sopravvissute sotto forma di rituali, simboli o celebrazioni culturali, pur non essendo più praticate come veri e propri culti religiosi. La nostra vita frenetica, accompagnata al nostro credo, talvolta ci ha portato a dimenticare l’origine di molte tradizioni, ma gli scavi e i reperti archeologici ci permettono di osservare come il teatro e altri luoghi pubblici siano stati testimoni di questi culti e delle credenze che li accompagnavano.

BIBLIOGRAFIA:

Geraci, A. Marcone, Storia Romana, 2016

Tito Livio, Ad Urbe Condita, Traduzione 1982

Merkelbach, Mitra, Genova, Ecig, 1988

Altheim, Storia della religione romana, Roma, Settimo Sigillo, 1996

Momigliano, The Development of the Religious Calendar in Ancient Rome

Cassio Dione, Storia Romana