Che Cazzo di civiltà!

L’arte antica offre uno sguardo sorprendente e diretto sulla vita quotidiana, sulle credenze e sui valori delle società passate. Tra le molteplici tematiche rappresentate, l’arte erotica e le raffigurazioni falliche occupano un posto centrale, mostrando come sessualità, fertilità e protezione fossero profondamente intrecciate nella cultura e nella religione. Queste immagini, che a prima vista possono sembrare provocatorie o scandalose, riflettono in realtà pratiche, simboli e significati che aiutano a comprendere la mentalità e le priorità degli antichi.

Il simbolismo che vedeva il pene come protagonista parte dalla preistoria, con un artefatto in granito rinvenuto dagli archeologi in Mongolia, nel sito di Talbor-21, che ha l’incredibile età di 42.000 anni. In Europa, l’artefatto fallico più antico, visibile oggi, è stato ritrovato in Germania ed è datato a 28.000 anni fa. I nostri predecessori romani, già nel III–II secolo a.C., realizzavano peni votivi, plasmati solitamente in terracotta o pietra.

 

Che cosa significa “votivo”? È una parola chiave da tenere assolutamente in considerazione. Possiamo riconoscere tre fasi essenziali nella storia di questi culti:

  • 313 d.C.: Rescritto di Milano dell’imperatore Costantino, che segna l’inizio della fine dei culti pagani;
  • 380 d.C.: Editto di Tessalonica di Teodosio I, che rende il cristianesimo religione ufficiale dell’Impero Romano e vieta i culti pagani;
  • 391–394 d.C.: Chiusura e riconsacrazione dei templi a divinità cristiane, con l’esorcizzazione dei luoghi di culto pagani.

 

Quindi, tra il 380 e il 394 d.C., l’associazione del pene con pratiche votive giunge a una fine definita. Con il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, vengono vietati sacrifici, pratiche divinatorie e superstizioni diffuse tra i romani fin dagli albori, tra cui il cosiddetto fascinus, il malocchio. Per contrastarlo, si realizzavano e appendevano falli all’esterno delle terme, dei lupanari, delle popinae o di semplici botteghe, e talvolta anche all’interno delle case, come nel caso dei famosi tintinnabula. Questi oggetti fungevano da protezione contro il malocchio.

Anche nel mondo moderno, apparentemente lontano da quello romano, troviamo pratiche analoghe. Ad esempio: Secondo voi, quel classico corno napoletano che molti espongono in casa o lo portano addosso come collana o portafortuna, cos’è? Storicamente, il corno napoletano, ha la stessa funzione simbolica di protezione e fortuna, ereditata dal fascino fallico dei tempi antichi. Con l’avvento del cristianesimo, la popolazione, ancora legata a tradizioni pagane, modificò le forme dei suoi amuleti: il fallo, il fascinus, il pene, evolve e diventa il corno: “’o curnciell”.

 

1-2 I TINTINNABULA

Il tintinnabula era un piccolo oggetto ornamentale, realizzato in bronzo o terracotta, di solito apposto sulla parte centrale o sull’architrave della porta. Era formato da un pene alato al centro, da cui pendevano numerosi campanellini che producevano un suono tintinnante quando l’oggetto veniva mosso, da cui il nome onomatopeico. I romani lo utilizzavano non solo come decorazione, ma anche come amuleto protettivo, appeso talvolta alle culle dei neonati. Alcune varianti non presentavano i campanellini, essendo progettate per essere appoggiate su superfici piatte, come i banconi delle cuponae o delle popinae.

 

3 IL LARARIUM

Il lararium era un’edicola collocata in luoghi privati, come case o botteghe. Al suo interno venivano rappresentate divinità legate al commercio, come Mercurio, protettore dei commercianti, e Bacco, nelle taverne dedite al vino. Spesso, accanto a queste divinità, comparivano anche raffigurazioni di antenati, mostrati come vanto familiare. Parenti illustri, o grandi condottieri. Ma molto spesso, comparivano raffigurazioni statuarie o pittoriche, falliche, legate alla fertilità e alla prosperità economica.

4-5 INDICAZIONI STRADALI E VITA URBANA:

Tra le tante attrazioni che offrono le capitali europee, sicuramente la città di Amsterdam, è famosa non solo per la casa di Anna Frank, o per il museo di Van Gogh, ma è molto nota, anche per avere una delle più importanti Red Light street dell’occidente. Questa pratica però di certo non è stata brevettata ultimamente, poiché la ricerca del piacere fisico, è comune a tutti gli uomini che hanno camminato su questa terra. Non ultimi i romani, che hanno fatto del sesso quasi una divinità.

Le città romane, come ormai risaputo, erano cosmopolite, quindi, ricevevano visitatori di ogni forma e tipo. Chi non conosceva la città e andava a caccia di un’avventura, poteva confidare nella presenza di

cartelli ben chiari e molto più intuitivi di quanto si pensi. Cartelli, incisi nella pietra che indicavano la direzione da prendere per la “red light street” più vicina.

 

ARTE EROTICA:

6 Priapo

Anche nell’arte, la sessualità era centrale. Numerosi artisti contribuirono a rendere la civiltà romana straordinariamente bella e complessa. Tra le figure più note spicca Priapo, dio della fertilità, dei giardini e della protezione delle abitazioni. Viene rappresentato con un pene sproporzionato, simbolo di fertilità e prosperità, spesso accompagnato da frutti, uccelli o animali. Talvolta appare comico o grottesco, con l’obiettivo di divertire e ammonire, riflettendo il duplice valore religioso e popolare della sua figura.

7 Il mito di Dedalo e Pasifae

Un famoso affresco raffigura Dedalo e Pasifae: Dedalo presenta alla regina di Creta la vacca di legno che aveva costruito per permetterle di unirsi al toro sacro di Poseidone, da cui nascerà il Minotauro.

 

L’arte erotica e le raffigurazioni falliche nell’antichità avevano un ruolo molto più profondo di quanto si possa pensare oggi. Non erano semplici decorazioni o manifestazioni di voluttà, ma strumenti simbolici legati alla fertilità, alla protezione e alla prosperità. Queste opere riflettono una visione della sessualità più aperta rispetto a molti periodi successivi: la sensualità e il desiderio non erano relegati al privato, ma entravano nella vita quotidiana e pubblica, celebrati e regolati attraverso convenzioni sociali e religiose. Scene erotiche su vasi, statuette e affreschi dimostrano come il corpo e il piacere fossero parte integrante della natura, della fecondità e della protezione.

Inoltre, l’arte erotica sfidava i confini tra ciò che era considerato sacro, normale o osceno. Il fallo, pur avendo un chiaro significato sessuale, era anche simbolo di potere, ingegno e protezione, unendo il comico al sacro. Questo ci insegna che il corpo umano, nelle sue rappresentazioni artistiche, ha sempre avuto un ruolo espressivo e simbolico, capace di comunicare desideri, valori e credenze di una società.

Studiare l’arte erotica antica ci permette di comprendere non solo le pratiche e le credenze del passato, ma anche le radici delle nostre percezioni moderne del corpo e della sessualità. Queste opere ci mostrano che desiderio, fecondità e protezione erano strettamente intrecciati nella vita quotidiana, e che l’arte era uno strumento potente per rappresentare e comprendere questi aspetti universali dell’esistenza umana.